Inflazione: La manipolazione della banconota

Inflazione: La manipolazione della banconota

Gran parte degli economisti, in particolare quelli di scuola Keynesiana, sostengono l’importanza dell’inflazione in contrapposizione alla deflazione.

La teoria Keynesiana

Il fenomeno della deflazione avviene quando i prezzi all’interno di una determinata economia calano, questo fenomeno secondo i Keynesiani non è positivo per una serie di ragioni. Inanzitutto un ambiente in continua deflazione non incentiva l’investimento in attività economiche poichè quest’ultime presentano inevitabilmente dei rischi e il continuo diminuire dei prezzi causato dal continuo aumento del valore del denaro permette, per guadagnarci in potere d’acquisto reale, di mettere semplicemente i soldi “sotto il materasso” e aspettare che il loro valore cresca. Lo stesso fenomeno avviene da parte del consumatore che vedendo un continuo calo dei prezzi è sempre portato a rimandare gli acquisti danneggiando l’attività economica.

Per i Keynesiani, in un ambiente di mercato libero, il fenomeno della deflazione è naturale poiché le innovazioni scientifiche portano ad un aumento dell’efficienza, ed una conseguente diminuzione dei costi. In contrapposizione a questo ritengono necessario l’intervento statale e in questo caso della banca centrale.

Sfatare il mito della deflazione nel libero mercato

Una deflazione causata da una politica monetaria di una banca centrale è sicuramente devastante per l’attività economica, e gli effetti sarebbero quelli previsti dai Keynesiani; ma criticare la diminuzione dei prezzi dovuta al libero mercato è errato.

I prezzi non calano continuamente ma solo attraverso innovazioni e miglioramenti periodici, questo contraddice il punto fondamentale keynesiano: il consumatore non può sapere quando e se i prezzi diminuiranno, quindi non sarà portato a rimandare l’acquisto ne a considerare il fatto che i suoi soldi valgano alla lunga sempre di più. La diminuzione dei prezzi è un evento che si verifica a lungo termine.

Come crea inflazione la banca centrale?

Forse avete sentito negli ultimi mesi la parola “QE” o “Quantitative Easing“, probabilmente conoscete bene il significato di tasso di interesse.

Il Quantitative Easing non è altro che l’atto di stampare moneta e fornirla a varie istituzioni finanziarie (per esempio banche), accompagnata da un taglio dei tassi di interesse, questa pratica andando ad aumentare la quantità di moneta in circolazione ne diminuisce conseguentemente il suo valore e quindi va ad erodere attraverso il fenomeno dell’inflazione il potere d’acquisto dei singoli individui.

A questo punto, le persone, vedendo un effettiva diminuzione del costo del denaro (dato che pagano meno interessi sui prestiti) sono più incentivate a fare investimenti economici, anche perché tenere i loro soldi in banca diventa meno vantaggioso, questo dovrebbe essere un benefit nell’immediato sull’economia e per i Keynesiani è un processo desiderabile.

L’inflazione può portare a gravi conseguenze

Secondo i Keynesiani, come abbiamo già spiegato, la deflazione può portare al sotto-investimento poiché conviene tenere i propri soldi in banca e non investirli. Allo stesso tempo però l’inflazione causa un sovra-investimento. Come può essere questa una cosa negativa? A questo punto intervengono le teorie della scuola Austriaca e dell’attuale Mises Institute: Un eccesso di investimenti causato non da reali opportunità ma dalla semplice stimolazione monetaria di una banca centrale porta al “Malinvestimento”, in attività effimere, dove i possibili guadagni vengono sovrastimati creando una temporanea bolla destinata a scoppiare una volta che l’investimento si rivela per quello che è e diventa non più sostenibile.

Un esempio chiaro di questo fenomeno lo possiamo notare con la crisi dei mutui subprime nel 2008, causata da un sovrainvestimento nel settore immobiliare; nel 2001 la Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti, sotto la guida di Alan Greenspan, decide di tagliare i tassi di interesse all’1% per la paura di una recessione economica in seguito agli attacchi alle torri gemelle dell’11 Settembre, rendendo effettivamente il dollaro più facilmente ottenibile e avviando un processo di speculazione di investimenti intorno a mutui rischiosi quali quelli dei subprime,  il costo delle case sale vertiginosamente e dopo un po’ naturalmente non ci sono più immobili disponibili, le prime persone sotto mutuo subprime non riescono a ripagare i debiti, vengono sfrattati, qui inizia a calare il prezzo, e si innesca un effetto domino devastante, ad un certo punto il mutuo rimanente da pagare era maggiore del costo della casa stessa; le persone smettono di pagare. Il crollo.

Tutto questo è iniziato dalla possibilità di ottenere denaro ad un costo inferiore del suo valore reale, attraverso tassi di interesse arbitrari.

È vero che l’inflazione favorisce l’attività economica?

Per capire il reale valore del dollaro lo si può confrontare con l’Oro, il suo andamento dagli anni 50′ ad oggi lo possiamo osservare in questo grafico:

Valore dollaro-oro

Valore del dollaro rispetto all’oro dal 1951 al 2012

Come potete vedere troviamo un dollaro in discesa dal 2001 (come avevo spiegato in precedenza) causato dai tagli della Federal Reserve.

Secondo i Keynesiani, tra il 1970 e il 1980, e dal 2001 ad oggi, avendo avuto inflazione con un valore della moneta in calo l’economia dovrebbe essere andata meglio rispetto al periodo tra il 1981 e il 2000 dove addirittura abbiamo avuto un dollaro il cui valore era in crescita, ovvero una deflazione. È veramente così? Andiamo per curiosità ad osservare alcuni dati sul PIL e sul tasso di disoccupazione negli Stati Uniti in quei periodi:

Tasso di disoccupazione e PIL in relazione a inflazione

PIL e tasso di disoccupazione nei 4 periodi presi in considerazione

I dati sono chiari, una moneta stabile favorisce l’attività economica sana e produttiva, al contrario di una moneta in continua caduta.

Quando qualcuno accusa il Capitalismo delle grandi crisi economiche dovrebbe invece criticare le politiche monetarie delle banche centrali, garantite dai vari governi, che alterano il corretto funzionamento del libero mercato e allo stesso tempo danneggiano i risparmiatori.

Grazie a tutti i lettori e lettrici.

-Il Capitalista

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