Libero scambio, povertà e sviluppo

Libero scambio, povertà e sviluppo

Il libero scambio internazionale è da sempre oggetto di discussioni, in politica, dove parte dell’ambiente politico e vari economisti supportano il protezionismo, o anche da gente comune, legata soprattutto ad ambienti di sinistra, che critica lo sfruttamento nei paesi meno sviluppati imputandolo alla globalizzazione.

Delocalizzazione delle aziende

Uno dei fenomeni più criticati dell’apertura ai mercati esteri è la delocalizzazione delle attività economiche presso i paesi meno sviluppati. Vista dai molti come una pratica delle grandi aziende “avide” che preferiscono pagare meno la manodopera in nazioni dove la vita ha un costo minore.

Tale pratica però è accompagnata da una diminuzione dei costi di produzione e una conseguente diminuzione dei prezzi delle merci, che se non accompagnata da dazi di natura protezionista vanno a favorire il consumatore finale nella nazione sviluppata.

Le classi più povere vincono

Di questa diminuzione dei prezzi sono sicuramente le classi meno abbienti a guadagnarci, infatti il loro potere d’acquisto è quello che sale maggiormente in seguito ad operazioni di liberalizzazione come possiamo vedere da questo grafico:

Percentili di reddito e libero scambio

Guadagni in potere d’acquisto delle varie fasce di reddito dal libero scambio

Il 10th percentile rappresenta la fascia con meno reddito; è un’analisi fatta negli Stati Uniti.

Protezionismo è corporatismo

La tesi che afferma come il protezionismo serva a proteggere l’industria interna del paese è corretta ma facilmente malinterpretabile. La principale cosa che si va a proteggere è l’inefficienza e il non riuscire a competere con mercati che riescono a proporre prodotti migliori a costi minori; un mercato più libero infatti propone delle alternative di prodotto migliori e allo stesso tempo incentiva le aziende locali a migliorare e a diventare più competitive tutto a vantaggio del consumatore.

Imporre dazi sui prodotti esteri serve a tagliare fuori dal proprio mercato interno merci migliori dal punto di vista della qualità/prezzo, un processo di lobbismo che permette alle aziende locali di sfruttare i consumatori e a non svolgere al massimo delle possibilità un attività economica.

I paesi poveri crescono

A differenza delle molte critiche rivolte alla globalizzazione, criticata perché porterebbe ad una “distruzione” delle industrie locali dei paesi più poveri a favore di quelli ricchi, i dati parlano chiaro sul fatto che i paesi che liberalizzano di più il mercato crescono di più e la qualità della vita in quei paesi migliora. 

Reddito lavoratori tra liberalizzatori e non

Reddito dei lavoratori nei paesi che hanno liberalizzato e quelli che non lo hanno fatto

Il libero scambio combatte lo sfruttamento minorile

I paesi che hanno aderito ad accordi di libero scambio presentano meno casi di sfruttamento minorile, a differenza di quanto si possa pensare.

Libero commercio e sfruttamento minorile

I paesi partecipanti agli accordi di libero scambio statunitensi migliorano dal punto di vista dello sfruttamento minorile

Come possiamo vedere percentuali maggiori di paesi aderenti all’accordo FTA Statunitense fanno progressi nella riduzione dello sfruttamento minorile e subiscono significamente meno richiami per violazioni (osservazioni).

Più variabilità di merci

Come abbiamo già detto un mercato globale e aperto porta ad una qualità/prezzo migliore, oltre a questo è constatato il fatto che liberalizzando il mercato si ha molta più scelta sulle merci da acquistare essendoci più aziende in competizione dando così al consumatore un offerta più ampia.

Tecnologie più pulite

L’adozione di politiche di libero scambio porta il mercato ad innovarsi più velocemente verso l’adozione di tecnologie più pulite, infatti nonostante l’inquinamento sia aumentato, la quantità di CO2 emessa per dollaro di merce esportata è andata calando significativamente negli anni mettendo in luce l’abilità del mercato di fare progressi in questo ambito e di essere più efficiente dell’intervento statale nel ridurre le emissioni senza ostacolare l’attività economica.

Inquinamento e Libero Mercato

Il libero scambio crea tecnologie più pulite

Il costo di fare business

Se l’imporre tariffe può rappresentare una “protezione” verso alcuni prodotti locali, alcune possono risultare dannose per le stesse aziende poiché vanno ad aggiungere costi aggiuntivi per esempio sulle materie prime provenienti da altri paesi che possono rendere l’attività insostenibile.

Un esempio di ciò lo possiamo trovare negli Stati Uniti: a causa delle tariffe imposte nel 2002 dall’ex-presidente Bush del 30% sull’acciaio.

In meno di un anno le aziende di settori che utilizzavano l’acciaio nella loro produzione hanno perso più di 200’000 posti di lavoro, commentando come la manovra ha reso molto più arduo riuscire a fare business negli USA.

 

 

Le critiche alla globalizzazione e al libero mercato sono infondate, ne beneficiano tutti tranne le aziende che vivono di sprechi e incapaci di migliorarsi, le economie, sia povere che ricche, dei paesi che liberalizzano crescono molto più di quelle delle nazioni protezioniste. Il libero scambio porta ad un miglioramento della qualità della vita nei paesi più poveri e ad una diminuzione dello sfruttamento.

Grazie a tutti, lettori e lettrici

-Il Capitalista

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